La luna e gli elefanti del re

The former Spanish king Juan Carlos abdicated after reaching all-time high unpopularity. Like others before him (Brandt, Kohl), he ended in disgrace despite his striking achievements in managing the Spanish transition. Mismatch between short- and long-term evaluation of leaders is fueled by the short-term focus of most media as well as by the historians’ difficulties in reaching the general public.

This post was published on Il Post on June 20, 2014

Uno degli episodi che più viene citato a proposito del forte calo di popolarità subito negli ultimi anni dall’ex re spagnolo Juan Carlos è la sua partecipazione a una battuta di caccia all’elefante. Cacciare elefanti può essere un passatempo di dubbio gusto, e può essere inopportuno dedicarsi alla caccia mentre il proprio paese vive una grave crisi. Al di là della caccia, Juan Carlos è stato però uno dei principali promotori e garanti della transizione dalla dittatura alla democrazia in Spagna. Non si tratta di dire «la storia lo giudicherà»: non serve aspettare la storia, lo sappiamo già oggi che Juan Carlos ha svolto un ruolo fondamentale per la democrazia spagnola.

Juan Carlos non è certo il primo leader politico che compie grandi imprese e che poi si ritrova fortemente indebolito a causa di errori di tutt’altro ordine di grandezza. Willy Brandt mise in sicurezza l’Europa durante la guerra fredda, e si dimise a causa del comportamento di un suo collaboratore. Helmut Kohl riunificò la Germania, e se ne andò a causa di una storia di finanziamenti illeciti. In maniera simile, l’assegnazione del premio Nobel per la pace all’Unione Europea fu fortemente criticata a causa degli errori commessi dall’UE negli ultimi anni: errori recenti hanno finito per oscurare una cosa che da un punto di vista storico è ovvia, cioè il contributo dato dall’integrazione europea alla pace in Europa.

Naturalmente è giusto che gli errori vengano pagati: cacciare elefanti non è una grande idea, e prendere finanziamenti illeciti non si fa, punto. Bisognerebbe però riuscire a inserire queste piccole miserie in un quadro più ampio, distinguendo piani e ordini di grandezza: è un po’ la vecchia storia del dito e della luna. La tendenza diffusa a guardare il dito deriva in parte da scelte fatte dalla stampa: notizie che cambieranno il nostro futuro finiscono spesso accanto a notizie che non cambiano nemmeno il nostro presente. Una mano a mostrare la luna la potremmo dare noi storici – il problema però è che tendiamo a farlo con qualche decennio di ritardo.

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