Ma Renzi non voleva gli Stati Uniti d’Europa?

This post was published on Il Post on August 26, 2014.

Che la diplomazia non sia il suo forte, lo sappiamo da sempre. Per cui non è molto sorprendente che Renzi abbia giocato piuttosto male la partita delle nomine europee, infilandosi in una scelta debole come quella di Federica Mogherini. Una scelta che difficilmente permetterà di fare molti progressi verso quello che Renzi da sempre dice di volere, cioè la costruzione degli Stati Uniti d’Europa.

La partita delle nomine per le istituzioni europee era una delle occasioni migliori che Renzi aveva per promuovere un rafforzamento politico dell’Europa. Contava molto di più del semestre italiano di presidenza dell’UE, la cui importanza tende ad essere ampiamente sopravvalutata. Il successo ottenuto alle elezioni europee ha permesso a Renzi di entrare nei negoziati per le nomine da una posizione di forza, e la scelta di puntare al posto del ministro degli esteri europeo era azzeccata. È il posto più prestigioso a cui l’Italia può realisticamente puntare ed è un posto cruciale se si vuole davvero promuovere un rafforzamento politico dell’Europa.

L’indicazione di Federica Mogherini suggerisce però che, al di là delle parole, il rafforzamento della politica estera europea non sia una priorità del governo Renzi. Quello del ministro degli esteri europeo è uno dei lavori più difficili del mondo. Hai a che fare con crisi complicatissime, e devi assumere iniziative efficaci conciliando gli interessi e tenendo a bada la vanità di ventotto ministri degli esteri nazionali. Mogherini è una persona competente, ma non basta: servono grandi capacità di leadership, una lunga esperienza internazionale, un’autorevolezza riconosciuta, una vasta rete di relazioni. Tutte qualità che Mogherini al momento non ha. Sono qualità che forse può sviluppare sul campo: ma le crisi che ci circondano richiedono invece certezze solide e immediate.

In modo simile ai governi che si oppongono alla nomina di Mogherini per via dei loro interessi nazionali, anche il governo Renzi ha adottato una prospettiva molto nazionale quando ha deciso di indicarla. Invece di chiedersi quale nome avesse maggiori possibilità di rafforzare la politica estera europea, Renzi probabilmente si è chiesto quale nome fosse più vantaggioso per lui. È naturale che gli interessi personali e nazionali vengano presi in considerazione, ma se uno proclama di volere gli Stati Uniti d’Europa dovrebbe evitare di fare delle nomine una questione di orgoglio personale o nazionale. Dovrebbe piuttosto porsi il problema di dove si trovi l’interesse generale europeo e di come favorirlo. Per promuovere un sostanziale rafforzamento politico dell’Europa di nomi italiani ce n’erano alcuni altri, e non per forza coi baffi.

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