Come cambieranno le pubblicazioni accademiche

This post was published on MentePolitica on January 31, 2015.

Le pubblicazioni accademiche hanno risentito della rivoluzione digitale in modo ancora limitato, soprattutto per quanto riguarda le scienze politiche e la storia. Tuttavia, è plausibile che nei prossimi anni si rafforzeranno due tendenze che hanno già cominciato a comparire: 1. le pubblicazioni accademiche tenderanno ad abbandonare la carta; 2. si allenteranno i legami tra le pubblicazioni accademiche e le case editrici. Questo cambiamento riguarderà le pubblicazioni accademiche in senso stretto, cioè quelle che servono a presentare i risultati di nuove ricerche dettagliate, condotte in ambiti circoscritti e indirizzate agli altri specialisti del settore. Altri tipi di lavori realizzati dagli studiosi, come quelli rivolti al pubblico generale, continueranno invece ad essere espressi attraverso i libri, la carta e le case editrici.

La separazione dalla carta

Obiettivo naturale di una pubblicazione accademica è raggiungere l’intera comunità degli specialisti interessati a quell’argomento. In passato, la circolazione delle scoperte e delle idee doveva necessariamente passare dai libri e dalle riviste, che naturalmente erano cartacei. Oggi questo non è più né il solo né il migliore modo di fare circolare scoperte e idee. In formato digitale, le pubblicazioni accademiche possono raggiungere in maniera immediata tutti gli specialisti del settore, ovunque essi si trovino. Grazie ai motori di ricerca e ai social network, un libro o un articolo in digitale può circolare in modo semplice, permanente e globale. Incidentalmente, la possibilità di circolazione immediata su scala globale spingerà gli studiosi a utilizzare l’inglese con sempre maggiore frequenza.

Il formato digitale può offrire agli studiosi una serie di strumenti di grande utilità che il formato cartaceo non può offrire. In primo luogo, l’indicizzazione completa dei testi, e dunque la possibilità di fare ricerche rapide con parole chiave: uno strumento di enorme utilità, non comparabile con gli indici analitici. In secondo luogo, le fonti su cui si basa un’argomentazione saranno citate in maniera più immediata e verificabile: le pubblicazioni concepite per un ambiente digitale non si limiteranno a citare un articolo, un libro, un documento d’archivio o una base di dati, ma offriranno il link per accedervi direttamente. Diventerà quindi molto più semplice verificare su cosa si fondi un’argomentazione, e dunque aumenteranno la qualità e la solidità delle pubblicazioni accademiche. In terzo luogo, col formato digitale non sarà più necessario lesinare su immagini, mappe e grafici, e diverrà anche possibile affiancare al testo e alle immagini altri contenuti multimediali, laddove possa rivelarsi utile. Infine, il passaggio delle pubblicazioni accademiche al digitale permetterà agli studiosi di avere ovunque la propria intera biblioteca sempre con sé.

La separazione dagli editori

Gran parte della produzione strettamente accademica si trasferirà su internet, in parte sotto forma di riviste scientifiche, e in parte sotto forma di articoli caricati dai loro stessi autori su delle piattaforme di condivisione. Queste riviste e piattaforme saranno spesso slegate dalle case editrici: ad esempio, OpenEdition è stata sviluppata da delle istituzioni pubbliche ed è sostanzialmente autogestita dagli stessi accademici. Come ho sostenuto altrove, le case editrici sono destinate ad occuparsi sempre meno delle opere destinate ai soli specialisti, che da parte loro hanno del resto meno bisogno degli editori. Gli autori hanno ormai a disposizione delle alternative per fare circolare i propri lavori, che tra l’altro non richiedono un particolare lavoro di editing: il pubblico a cui tali lavori si rivolgono è, per la sua stessa composizione, naturalmente interessato all’argomento e dispone già delle conoscenze necessarie per comprenderli.

Mentre c’è poco bisogno di un lavoro editoriale mirato a rendere le pubblicazioni più accessibili o vendibili, continuerà a esserci bisogno di un lavoro editoriale mirato a garantire la qualità e l’affidabilità dei contenuti pubblicati. Chiunque può pubblicare qualsiasi cosa su internet, ma le riviste e i siti di tipo accademico continueranno ad avere dei comitati editoriali che vigilino sulla qualità dei loro contenuti. La possibilità di sganciare le pubblicazioni accademiche dalle case editrici (e dunque da delle imprese che giustamente cercano dei profitti) avrà un’enorme portata, perché permetterà finalmente alla ricerca di circolare in maniera del tutto aperta e gratuita. Questo sviluppo permetterà tra l’altro di allocare in maniera più razionale le risorse che attualmente vengono destinate a finanziare pubblicazioni o ad abbonarsi a costosissime riviste accademiche. Spendere di meno per le commissioni e gli intermediari delle pubblicazioni potrebbe voler dire investire di più per la ricerca e per il capitale umano, che non è cosa da poco.

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