Perché abbiamo capito poco della crisi della Grecia

This post was published on MentePolitica on July 4, 2015. One of the reasons why the Greek crisis is so grave and enduring is that its nature has not been properly understood. The crisis has been treated either as a mere economic/financial one or as a foreign policy issue, but it is something different from that. Moreover, the Greek public sphere is hardly accessible to external observers, due to the linguistic barrier. Partly as a consequence, the crisis has mainly been told by journalists based in Berlin and Brussels, not in Athens.

Le ragioni per cui la crisi del debito greco si trascina da anni e s’è avviluppata sempre di più sono molteplici. Grosse responsabilità dei governi greci del passato e di quello attuale, grosse responsabilità dei creditori e in primo luogo del governo tedesco. E poi ci sono la debolezza dell’architettura istituzionale per la gestione dell’euro, i limiti del disegno di integrazione monetaria europea, il grave ritardo con cui procede l’integrazione politica. Tutti problemi molto seri e reali, che sono stati ampiamente discussi in questi anni.

Forse vale però la pena di riflettere su un paio di altri aspetti della questione che sono rimasti più nell’ombra, ma che pure hanno giocato un ruolo. Si tratta di aspetti che riguardano soprattutto il modo in cui la crisi della Grecia è stata raccontata dai mezzi di comunicazione dei Paesi creditori, e in particolare dell’Italia. Il modo in cui la crisi è stata inquadrata e narrata ha influenzato l’elaborazione – e la popolarità – delle risposte politiche ed economiche che le sono state date dai governi creditori e dalle istituzioni europee.

Il primo aspetto problematico è legato all’isolamento del sistema greco dell’informazione. Il greco moderno è una lingua molto diversa dalle altre lingue europee ed è pochissimo diffusa all’estero: in questi anni, la gran parte dei giornalisti e degli osservatori stranieri ha potuto fare scarsissimo affidamento sulle analisi e sulle storie legate alla crisi raccontate dalla stampa greca. Interviste e discorsi politici, editoriali, reportages: solo una minima parte di questa produzione è stata accessibile per i mezzi di comunicazione europei, e dunque per i cittadini non greci dell’UE.

A questa basso grado di conoscenza diretta dell’opinione pubblica greca si è aggiunta la scelta di molti giornali europei di non stabilire dei corrispondenti in Grecia. Occasionalmente dei giornalisti si recano in Grecia per realizzare dei reportages, ma per la maggior parte del tempo la crisi è stata raccontata da giornalisti economici basati nelle redazioni centrali dei quotidiani e dai corrispondenti da Bruxelles e da Berlino. È piuttosto paradossale che una crisi di così lunga durata e di così grave portata sia stata coperta in maniera così distante dai giornali europei.

L’insufficiente copertura giornalistica diretta degli sviluppi della crisi in Grecia ha reso possibile la diffusione incontrastata di stereotipi e leggende metropolitane sulle condizioni di vita dei cittadini greci. Da un lato, la rappresentazione dei greci come costretti alla fame e all’autosussistenza, incapaci di usufruire più di alcun servizio pubblico. Dall’altro lato, la rappresentazione molto diffusa dei greci come un popolo di fannulloni, che passa le proprie giornate nei caffè, che va in pensione molto presto e che gode di trattamenti sociali esagerati. A loro volta, queste rappresentazioni hanno influenzato l’atteggiamento dell’opinione pubblica europea nei confronti della Grecia, e dunque anche la posizione e le argomentazioni utilizzate dai governi creditori.

Il secondo aspetto problematico legato al racconto della crisi greca sui mezzi di informazione europei è un problema di classificazione. In questi anni la crisi della Grecia ha sempre faticato a trovare una collocazione nel palinsesto dei giornali europei. A seconda dei suoi aspetti in gioco, è stata trattata come una crisi dell’euro, una crisi dello stato greco, una crisi dei rapporti tra Grecia e Germania, una crisi delle relazioni tra Grecia e Unione europea, una crisi del sistema politico europeo, e così via. Di conseguenza, la questione ha continuato a spostarsi tra le pagine degli affari economici e quelle degli affari esteri dei quotidiani.

Questa mancanza di coerenza nel racconto della crisi del debito greco è andata di pari passo con la mancanza di coerenza nella gestione politica della crisi. Com’è già stato rilevato da altri, la frammentazione delle responsabilità tra istituzioni europee, troika, ministeri dell’economia, ministeri degli esteri e uffici dei capi di governo ha reso particolarmente confusa e complicata la gestione della crisi. Questa frammentazione delle responsabilità ha inoltre finito per consegnare un peso eccessivo a istituzioni di carattere economico o tecnico, ridimensionando il ruolo delle istituzioni più pienamente politiche, che avrebbero potuto affrontare la crisi in modo più efficace.

Se la crisi della Grecia fosse stata raccontata in maniera più coerente e diretta dai giornali europei, sarebbe stato più facile risolverla? Naturalmente i dati finanziari di fondo non sarebbero cambiati. Tuttavia, sarebbe stato possibile comprendere meglio le ragioni delle parti in causa, e prenderle così in considerazione. Si sarebbero capiti con maggiore precisione i motivi della resistenza greca alle richieste dei creditori, senza ricorrere a stereotipi e leggende. E, infine, si sarebbe compreso più rapidamente il carattere profondamente politico, non solo economico, dell’intera crisi.

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