Non ci siamo mai sentiti così europei. Come mai?

This article was published on MentePolitica on September 12, 2015.

Tra i cittadini europei, il senso di appartenenza all’UE non è mai stato così alto come quest’anno. O meglio: non è mai stato così alto da quando l’Eurobarometro ha cominciato a interrogare l’opinione pubblica su questo tema, nel 2010. Secondo l’ultima indagine standard dell’Eurobarometro – condotta nel maggio di quest’anno e in corso di pubblicazione – il 67% del campione dichiara di sentirsi cittadino dell’UE, contro il 31% che non esprime questa sensazione. Cinque anni fa, le rispettive percentuali erano del 62% e del 37%. Per quanto riguarda i Paesi dell’eurozona, il senso di appartenenza all’UE dei loro cittadini è passato dal 66% nel 2010 al 71% nel 2015.

Quest’anno è anche la prima volta che il senso di appartenenza all’UE è condiviso dalla maggioranza dei cittadini in ogni singolo stato membro (con la parziale eccezione della Grecia, dove in primavera l’opinione pubblica era equamente divisa tra chi lo condivideva e chi no). Nel 2010, erano ben cinque gli stati membri in cui la maggioranza dei cittadini dichiarava di non sentirsi parte dell’UE: poco sorprendentemente, questo accadeva nel Regno Unito e nei Paesi di più recente adesione (Romania e Bulgaria), ma anche in Grecia e in Lettonia.

La domanda posta dai ricercatori dell’Eurobarometro è “Senti di essere un cittadino dell’UE?”. Indagare sul sentimento di far parte dell’Unione europea è qualcosa di diverso dall’indagare sull’atteggiamento dei cittadini nei suoi confronti: una persona può prendere atto della propria condizione di appartenenza all’UE ma allo stesso tempo esprimere un sentimento di sfiducia o ostilità nei confronti dell’integrazione europea e delle sue istituzioni. Il concetto di “senso di appartenenza” va dunque inteso senza connotazioni positive, come mero riconoscimento di un dato di fatto piuttosto che come espressione di un sentimento di attaccamento.

Da molti anni l’Eurobarometro chiede ai cittadini se credono che la partecipazione del loro Paese all’Unione europea sia una buona cosa e fino a che punto hanno fiducia nelle istituzioni europee. L’andamento delle risposte a queste domande è piuttosto diverso da quello che riguarda il senso di appartenenza all’UE: la fiducia nell’UE è calata di quasi dieci punti tra il 2010 e il 2014, per poi risalire solo di recente. Al contrario, tra il 2010 e il 2013 la percentuale del campione intervistato che dichiarava di sentirsi parte dell’UE è rimasta sostanzialmente stabile; ha cominciato a crescere dalla primavera dello scorso anno. Questa differenza nei trend conferma la differenza che intercorre tra il riconoscere di essere parte dell’UE e l’esserne contenti.

Gli autori dell’Eurobarometro suggeriscono che la crescita del senso di appartenenza all’UE riscontrata nell’ultimo anno sia stata influenzata dalle elezioni europee tenutesi nella primavera 2014, il periodo in cui si è verificato il cambio di tendenza. Tuttavia, questa spiegazione non è molto convincente. Se fosse stata solamente legata al periodo elettorale, la crescita avrebbe dovuto infatti essere congiunturale. Al contrario, essa è rimasta consistente ed è addirittura aumentata nel corso dei dodici mesi successivi alle elezioni.

È dunque possibile sostenere che le elezioni europee abbiano giocato solo un ruolo parziale nel mutare le opinioni dei cittadini. Il cambiamento probabilmente dipende da dei processi di più lunga durata e di più ampio respiro. In particolare, si può supporre che esso dipenda dall’inedita centralità assunta dalla dimensione europea nel dibattito pubblico e negli eventi politici ed economici dell’ultimo anno. Tutte le principali questioni che hanno campeggiato sulle prime pagine dei giornali in questi mesi hanno una chiara dimensione europea: la crisi economica, la crisi dell’euro e della Grecia, la questione dell’immigrazione e dei rifugiati, lo scontro con la Russia, e così via. Non era mai successo prima che temi di portata europea avessero dominato così fortemente e così a lungo il dibattito pubblico nei Paesi dell’UE.

Questo cambiamento contribuisce naturalmente ad accrescere la percezione dell’interdipendenza dei problemi e dei destini dei cittadini europei. Anche se non a tutti piace, è ormai emersa una dimensione europea dell’economia e della politica. Ignorarla è divenuto sempre più difficile, ed è per questo che un numero crescente di cittadini appaiono consapevoli della loro appartenenza a questo spazio comune. Dichiarano di sentirsi cittadini dell’Unione europea perché sentono, vedono e toccano l’Unione europea nella loro vita quotidiana più di quanto non fosse mai successo prima – nel bene e nel male. Se questa è la vera ragione per cui è aumentato il senso di appartenenza all’UE, possiamo attenderci che nei prossimi sondaggi dell’Eurobarometro esso rimanga attorno a questi alti livelli, o addirittura aumentare ulteriormente.

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