5 cose che non sapevo sui paesi baltici

Anime baltiche di Jan Brokken (Iperborea, 2015) è un libro che ripercorre i luoghi e le storie di una decina di personaggi nati nel Baltico orientale: in pratica, quelle che oggi sono Estonia, Lettonia e Lituania. È un modo intelligente ed efficace di raccontare quei paesi, che hanno una storia molto complicata: seguire le vicende di un individuo aiuta a non perdere l’orientamento tra i grandi sconvolgimenti storici, e allo stesso tempo a cogliere la portata di quegli stessi sconvolgimenti (la rivoluzione russa, le guerre mondiali, il genocidio degli ebrei, l’annessione all’Unione sovietica, la transizione democratica). Per un verso sono storie rappresentaive, per l’altro sono eccezionali: sono le storie di Sergej Ejzenštejn, di Hannah Arendt, di Romain Gary, di Mark Rothko…

Estonia, Lettonia e Lituania sono paesi di cui in generale non si sa molto, e di cui sapevo piuttosto poco. Un po’ di storie e cose interessanti che non conoscevo:

1. Tra la fine dell’Ottocento e la prima guerra mondiale le regioni del Baltico orientale conoscono il loro periodo di massimo splendore: nel giro di quindici anni Riga raddoppia la sua popolazione, diventando la terza città più grande della Russia zarista. Lo sviluppo rimane notevole anche dopo la guerra: per dire, in rapporto alla popolazione la Lettonia aveva il doppio degli studenti universitari del Regno Unito.

2. Nell’Ottocento Riga era «la città più settentrionale in cui si parlava tedesco». Tedeschi erano molti abitanti, tedesca era la cultura, tedesco era lo stile di vita. Il Teatro dell’Opera fu diretto per tre anni dal più tedesco dei compositori, Richard Wagner. La Lituania era invece probabilmente il paese “più ebreo” del mondo: gli ebrei formavano la maggioranza assoluta della popolazione in gran parte dei villaggi, e Vilnius ospitava la più grande sinagoga del mondo. Delle 100 sinagoghe di Vilnius, 99 finirono per essere distrutte – un destino simile toccò alla popolazione ebraica. Dal canto loro, nel 1939 la Germania nazista ordinò a 72.000 tedeschi del Baltico di lasciare le terre che occupavano da secoli, e di trasferirsi nel Reich.

3. La musica ricopre una posizione centrale nella società baltica. C’è la più alta concentrazione di cori al mondo, e i festival di canto sono degli eventi di grandissima rilevanza. Data la sua importanza sociale, la musica si è spesso incrociata coi grandi cambiamenti politici: ad esempio, il presidente che conduce la Lituania all’indipendenza dall’Unione sovietica è un pianista. In Estonia, la prima esecuzione del Credo di Arvo Pärt nel 1968 viene ricordata dai presenti come «un evento storico di portata colossale», capace di portare all’interno dell’Unione sovietica la stessa aria della primavera di Praga. Sempre in Estonia, la partecipazione di 300.000 persone al festival di canto di Tartu del 1988 (la «Rivoluzione cantata») fu il preludio alla rivolta antisovietica dei mesi successivi.

4. Guidato da Jakob Kettler, attorno a metà Seicento il ducato di Curlandia (la regione orientale dell’attuale Lettonia) conquistò addirittura due colonie oltreoceano: l’isola di Tobago nei Caraibi e Fort Jacob alla foce del fiume Gambia, in Africa. Entrambi gli insediamenti passarono presto ad altri coloni europei, e rimasero le uniche colonie mai possedute dai paesi baltici.

5. La società baltica è stata a lungo una società molto stratificata, dominata da pochi baroni di origine tedesca (discendenti dai cavalieri teutonici). Nella prima metà del Novecento questi nobili andarono incontro a un declino rovinoso e spettacolare, tra guerre, rivolte popolari e politiche sovietiche. Nel 1925 a Londra Giuseppe Tomasi di Lampedusa conobbe la figlia di un barone lettone, che sposò. Secondo Brokken, Tomasi iniziò a scrivere Il Gattopardo proprio in Lettonia, nel castello della moglie: ci sarebbe quindi un collegamento diretto tra l’osservazione della nobiltà baltica in crisi e la descrizione dell’aristocrazia siciliana in declino.

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